I cugini d’oltralpe bloccarono le 5 lire del 1901

I cugini francesi hanno sempre trovato da ridire sull’operato di Roma. Una volta a non andar bene è un determinati tipo di governo, un’altra volta una moneta. Successe anche per il 5 lire che nel 1901 Vittorio Emanuele III, fresco re d’Italia, mandò a produrre senza tenere nel dovuto conto la rigida normativa – la stessa che qualche anno prima aveva costretto Parigi a bloccare una nuova pezzatura da 5 franchi – dettata in materia dall’Unione monetaria latina col preciso scopo di dare ordine ai conii d’argento e d’oro destinati a circolare in Italia, Belgio, Francia Svizzera e successivamente in Grecia.

Per un certo periodo di tempo le monete dell’Unione Monetaria latina furono identiche sia nel taglio sia nel titolo. Anticipando l’Europa e la moneta unica Euro!!

La norma della Convenzione Monetaria Latina prevedeva la sospensione della circolazione delle monete da 5 Lire, di questo modulo e titolo, già dal 1878, a causa della diminuzione di valore patita dal argento, che rischiava di alterare il sistema delle parità fisse con le monete d’oro.

Più per ragioni di buon vicinato che per rimproveri dell’unione monetaria la prima moneta con il ritratto di Vittorio Emanuele III non riuscì ad entrare in circolazione. Di qui le discussioni intorno all’esatta collocazione da dare al tondello monetario. Emissione non regolare, secondo il Corpus Nummorum Italicorum compilato dallo stesso Vittorio Emanuele III.

Testa del Re volto a destra contornato dalla scritta: VITTORIO / EMANUELE III  Sotto il collo del Re, il nome dell’incisore SPERANZA.Aquila araldica con stemma di casa Savoia. Lungo il bordo nella parte superiore REGNO D’ITALIA, nella parte inferiore separata dalla prima da due nodi Savoia indicazione del valore (L • 5), il segno di zecca (R) tra due stelle a 5 punte e il millesimo.

Contorno: in incuso, il motto FERT alternato a nodi Savoia e rosette.

Modelli ed incisore: Filippo Speranza

Regio Decreto n° 92 del 7 marzo 1901

Materiale: Ag 900
Diametro: 37 mm
Peso: 25 g

Di questa moneta, oltre agli esemplari commercializzati e di cui non è possibile conoscere il quantitativo, sono stati coniati 10 esemplari come campione di presentazione, con i fondi a specchio, ricavati da tondelli precedentemente lucidati. Questi esemplari furono donati al Re alla Regina al Ministro, al sottosegretario ed agli alti funzionari della Direzione Generale del Ministero del Tesoro (Lanfranco)

Nel volume di L. Travaini “ Storia di una passione: Vittorio Emanuele III e le sue monete”. È riportata una lettere di Vittorio Emanuele III ed inviata al Tenete Colonnello Egidio Osio, suo tutore, e si legge ”Secondo la promessa qui unito Le invio uno scudo colla mia effige, ne ho avuto ieri i primi esemplari. Questo scudo sarà fra breve raro poiché non se ne batteranno che ben pochi, visto che gli scudi vanno ancora in Francia come oro; si è battuto lo scudo per avere il conio di diametro maggiore; gli altri coni si ottengono meccanicamente con una macchina per copiare…” Quindi da questa lettera si capisce che le 5 lire del 1901 furono coniate per ottenere un conio da cui ricavare i coni minori e per essere poi vendute ai collezionisti speculando sul loro valore.

Il numero di pezzi riportato non è verificabile in nessuna maniera ed è quello riportato nella relazione del Carboneri, Segretario della Regia Commissione Monetaria; tuttavia fonti contemporanee indicano che 40 esemplari furono ritirati dal Re in persona, 9 regalati ad autorità e 1 consegnato al museo della zecca.

Ogni volta che uno dei esemplari sfuggiti al crogiuolo della rifusione arriva sul mercato, i collezionisti che se lo possono permettere non esitarono a privarsi di mazzetti di migliaia di euro pur di mettere le mani sul conio che la zecca offriva a 60 lire.

Indagini della Guardia di Finanza hanno appurato la movimentazione del conio nel 1926 e anche più recentemente nel 1957. Si suppone quindi un’attività di riconiazione in zecca assolutamente non ufficiale. Inoltre, si conoscono esemplari con fondi a specchio che sono incongrui con le lavorazioni della zecca italiana nel 1901 e che quindi potrebbero probabilmente essere dei riconii postumi.

(Fonte “STATO E COLLEZIONISMO INDAGINE SULLA NUMISMATICA” di Domenico Luppino edizioni Montenegro)

Loris Alessandro Gentili Monza , 21  marzo 2014

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